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Blog · Consulenza fiscale · 8 ottobre 2026 · 5 min

Acconto delle imposte: perché a novembre il conto è spesso più alto di quanto pensi

Non è una tassa nuova: è un anticipo su quello che dovrai l'anno prossimo. Come funziona l'acconto per chi ha la partita IVA: soglie, rate, scadenze 2026 e cosa cambia per ISA e forfettari.

Ogni anno, tra giugno e novembre, molte partite IVA si trovano a versare più di quanto si aspettavano. Non è un errore del commercialista né una tassa nuova: è l'acconto, cioè un anticipo sull'imposta dell'anno in corso, calcolato di norma su quanto hai già dichiarato per l'anno precedente. Capire come funziona evita la sorpresa di novembre.

Saldo e acconto: due cose diverse

Secondo l'Agenzia delle Entrate, l'Irpef si versa con un acconto, in una o due rate, e un saldo: ogni anno si versa il saldo relativo all'anno precedente e un acconto relativo all'anno in corso.

  • il saldo è l'imposta definitiva dell'anno appena chiuso, calcolata sul reddito effettivo;
  • l'acconto è una somma versata in anticipo sull'anno in corso.

Per questo, quando a giugno paghi saldo e prima rata di acconto insieme, il versamento può pesare molto: stai chiudendo il conto dell'anno scorso e anticipando quello nuovo.

Quando l'acconto è dovuto e quanto vale

L'acconto Irpef è dovuto se l'imposta dichiarata nell'anno (riferita all'anno precedente), al netto di detrazioni, crediti d'imposta, ritenute ed eccedenze, supera 51,65 euro. L'importo è pari al 100% dell'imposta dichiarata, oppure all'imposta inferiore che il contribuente prevede di dover versare per l'anno successivo.

Ne derivano due modi di calcolarlo:

  • sull'imposta dell'anno precedente (il cosiddetto metodo storico): il dato esiste già nella dichiarazione, non serve nessuna stima;
  • su un'imposta inferiore prevista (il cosiddetto metodo previsionale): possibile se prevedi, ad esempio, un reddito più basso. È una stima, e se si rivela sbagliata per difetto l'acconto versato risulta insufficiente: il versamento omesso o tardivo è sanzionato, come spieghiamo più sotto. Per questo conviene decidere con chi segue i tuoi numeri durante l'anno, non "a sensazione".

Una rata o due? Dipende dall'importo

Sempre secondo la pagina dell'Agenzia, il numero di rate dipende dall'importo dell'acconto:

  • se è inferiore a 257,52 euro, si paga in un unico versamento entro il 30 novembre;
  • se è pari o superiore a 257,52 euro, si paga in due rate: la prima, il 40%, entro il 30 giugno insieme al saldo; la seconda, il restante 60%, entro il 30 novembre.

Per chi applica gli ISA (gli indici sintetici di affidabilità fiscale) la divisione è diversa: ciascuna delle due rate è pari al 50% dell'acconto dovuto.

Sempre per ISA e forfettari, l'Agenzia indica un unico versamento entro il 30 novembre se l'importo totale dovuto non supera 206 euro; sopra quella soglia l'acconto si versa in due rate di pari importo, il 30 giugno e il 30 novembre.

Le scadenze del 2026, e la proroga per ISA e forfettari

La regola generale, "salvo proroghe", è questa: saldo e prima rata si versano entro il 30 giugno, oppure nei 30 giorni successivi con la maggiorazione dello 0,40%; la seconda o unica rata di acconto scade il 30 novembre.

Nel 2026 la scadenza di giugno si è però divisa in due:

Quelle finestre sono ormai chiuse. Quello che resta davanti è il 30 novembre, termine della seconda o unica rata di acconto, anch'esso indicato dall'Agenzia "salvo proroghe": prima di pagare controlla sempre lo scadenzario ufficiale.

La rata di novembre non si rateizza

Una caratteristica che sorprende chi la scopre tardi: il saldo e la prima rata di acconto possono essere versati a rate mensili, ma l'acconto di novembre deve essere pagato in unica soluzione. Il pagamento rateale, inoltre, va completato entro il 16 dicembre.

Se sei forfettario

Il regime forfetario non è "fuori" da questo meccanismo. Il reddito forfetario è tassato con un'unica imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività in presenza di determinati requisiti. Quanto all'acconto, per chi rientra nel regime forfetario valgono la soglia dei 206 euro e le due rate di pari importo (30 giugno e 30 novembre) che l'Agenzia indica per ISA e forfettari.

Perché novembre "sembra" più caro

Con l'acconto in due rate al 40% e 60%, la seconda è per definizione la più alta. Se invece l'acconto è sotto i 257,52 euro, lo paghi tutto a novembre. In entrambi i casi è una somma che, se non l'hai messa da parte durante l'anno, sembra spuntata dal nulla.

Se si sbaglia: sanzioni e ravvedimento

Per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024, la sanzione per versamento omesso o tardivo è, secondo l'Agenzia, il 25% dell'imposta se il versamento è omesso o eseguito con più di 90 giorni di ritardo, il 12,5% se il ritardo non supera i 90 giorni. Con il ravvedimento operoso queste sanzioni si riducono: nella stessa pagina l'Agenzia fa l'esempio di una regolarizzazione entro 30 giorni dalla scadenza, con sanzione ridotta all'1,25% dell'imposta dovuta (più gli interessi).

Come non farsi cogliere di sorpresa

La causa della "sorpresa di novembre" quasi sempre non è l'acconto in sé, ma non aver messo da parte durante l'anno la quota di imposte che gli incassi stanno generando. Guardare l'imposta dell'anno scorso non basta se nel frattempo il fatturato è cambiato: serve una stima aggiornata di quanto accantonare.

Su BelFisco il tassametro proietta i tuoi incassi registrati fino a fine anno e stima quanto mettere da parte, aggiornandosi man mano che l'anno va avanti. Puoi provare la simulazione del regime forfettario gratuitamente su /simulatore-forfettario, oppure registrarti per vedere l'accantonamento aggiornato con i tuoi dati.

Contenuto informativo, non è consulenza fiscale: le soglie, le percentuali e le scadenze esatte vanno sempre verificate sul calendario fiscale ufficiale e, per il tuo caso specifico, con un professionista.

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