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Blog · Consulenza fiscale · 19 ottobre 2026 · 4 min

Avviso bonario: cosa fare quando arriva (e quanto risparmi se reagisci in tempo)

Non è una cartella né un accertamento: è un invito a correggere o a pagare con lo sconto. Come funziona la comunicazione di irregolarità dopo i controlli automatizzati o formali, quanto tempo hai davvero e quanto cambia se paghi entro i termini.

Riceverlo fa venire il mal di stomaco, ma un avviso bonario non è una cartella esattoriale e non è nemmeno un accertamento. Il nome tecnico è comunicazione di irregolarità: l'Agenzia delle Entrate ti segnala una discordanza trovata nella tua dichiarazione e ti dà due strade, entrambe da percorrere entro una scadenza precisa. Capire cosa controlla davvero, quanto tempo hai e quanto cambia se reagisci subito è quasi sempre più utile che farsi prendere dal panico.

Cosa controlla l'Agenzia prima di scriverti

Le comunicazioni nascono da due tipi di controllo, con basi giuridiche diverse:

  • Controllo automatizzato (art. 36-bis del DPR 600/1973 per le imposte sui redditi, art. 54-bis del DPR 633/1972 per l'IVA): un confronto fatto da procedure automatizzate sui dati della tua stessa dichiarazione e dell'anagrafe tributaria. Qui l'Agenzia corregge errori materiali e di calcolo nella determinazione di imponibili e imposte, corregge il riporto scorretto di eccedenze da anni precedenti, riduce detrazioni o deduzioni esposte sopra il limite di legge, riduce crediti d'imposta non spettanti e verifica che i versamenti di acconto e saldo risultino tempestivi.
  • Controllo formale (art. 36-ter del DPR 600/1973, solo per le imposte sui redditi): arriva più avanti — l'Agenzia ha tempo fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione — e confronta la dichiarazione con i documenti che ti vengono richiesti (certificazioni, ricevute, elenchi), non più solo con i dati che aveva già.

In entrambi i casi lo scopo dichiarato dalla norma è "evitare la reiterazione di errori" e permetterti di sistemare la tua posizione prima che la cosa si complichi, non colpirti di sorpresa.

Hai 60 giorni, e due strade possibili

Dal momento in cui ricevi la comunicazione hai 60 giorni per scegliere una delle due cose:

  1. Pagare quanto richiesto, con la sanzione ridotta (vedi sotto).
  2. Segnalare un errore: se nella comunicazione noti dati non considerati o valutati in modo sbagliato, puoi fornire i chiarimenti necessari all'Agenzia entro lo stesso termine di 60 giorni, chiedendo la correzione prima di pagare qualsiasi cosa.

Il termine di 60 giorni vale sia per il controllo automatizzato (art. 2, comma 2, del D.Lgs. 462/1997) sia per quello formale (art. 3, comma 1, dello stesso decreto) — non è più il vecchio termine di 30 giorni che circola ancora in molte guide. Fa eccezione la comunicazione sui redditi a tassazione separata (ad esempio il TFR), dove la prima rata va versata entro 30 giorni.

Quanto risparmi pagando entro i termini

La sanzione "intera" per un versamento omesso o tardivo è il 25% dell'importo non versato (art. 13, comma 1, del D.Lgs. 471/1997), e la stessa misura si applica proprio ai casi liquidati con i controlli automatizzati o formali (art. 13, comma 2). Se però paghi entro i 60 giorni dalla comunicazione, quella sanzione si riduce:

  • a un terzo (quindi circa l'8,33% dell'importo dovuto) per le somme derivanti dal controllo automatizzato;
  • ai due terzi (quindi circa il 16,67%) per quelle derivanti dal controllo formale.

A questo si aggiungono gli interessi, calcolati fino all'ultimo giorno del mese precedente a quello in cui la comunicazione è stata elaborata. È una differenza che su importi non piccoli pesa, ed è il motivo per cui conviene sempre controllare la comunicazione nei primi giorni, non lasciarla in un cassetto.

Se non puoi pagare tutto subito: la rateizzazione

Le somme dovute si possono versare a rate: fino a un massimo di 20 rate trimestrali di pari importo (art. 3-bis del D.Lgs. 462/1997). La prima rata va comunque versata entro il termine di 60 giorni dal ricevimento della comunicazione; sulle rate successive si applicano gli interessi, calcolati dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di elaborazione della comunicazione, e ogni rata scade l'ultimo giorno di ciascun trimestre. Anche qui la tassazione separata ha una regola a parte, con la prima rata entro 30 giorni.

Cosa succede se non fai nulla

Se i 60 giorni passano senza che tu abbia pagato (anche solo in parte, nei modi previsti) o segnalato un errore, le somme indicate nella comunicazione vengono iscritte direttamente a ruolo, a titolo definitivo (art. 2, comma 1, del D.Lgs. 462/1997): è il passaggio tecnico che precede l'arrivo di una cartella di pagamento, con le conseguenze — e i costi — che la rateizzazione "bonaria" ti avrebbe permesso di evitare.

Come arrivarci preparato

Il punto debole, più della norma in sé, è spesso non avere sotto mano i conti reali del proprio anno quando la comunicazione arriva. Avere una stima aggiornata di quanto dovresti davvero all'Erario aiuta a capire in pochi minuti se l'importo richiesto ha senso o merita una verifica più attenta. Puoi farlo gratuitamente con il simulatore forfettario di BelFisco, oppure parlare con un professionista prima di decidere come muoverti.

Contenuto informativo, non è consulenza fiscale: per la tua situazione specifica — soprattutto prima di pagare o di contestare un importo — verifica sempre la comunicazione ricevuta con un professionista o con gli uffici dell'Agenzia delle Entrate.

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