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Blog · Partita IVA · 26 ottobre 2026 · 5 min

Documenti per aprire la partita IVA: la checklist che cambia secondo il tuo caso

Non è la stessa procedura per tutti: chi fa una libera professione e chi apre una ditta individuale o artigiana seguono strade diverse, con documenti diversi. La checklist per capire la tua, con le fonti ufficiali.

Cerchi "documenti per aprire la partita IVA" e trovi liste che mescolano casi diversi: libero professionista, artigiano, commerciante, chi si iscrive a un albo. Il problema è che la procedura, i moduli e persino l'ente a cui ti rivolgi cambiano in base a cosa farai, non in base a quanto guadagnerai. Vediamo come orientarti nel tuo caso specifico, prima di ritrovarti con la pratica sbagliata in mano.

Cosa serve sempre, qualunque sia la tua attività

Due cose, prima di tutto: un documento d'identità in corso di validità e il codice fiscale. Da qui parte la dichiarazione di inizio attività, l'atto che fa nascere la partita IVA. La legge (art. 35 del DPR 633/1972, la norma istitutiva dell'IVA) stabilisce che chi inizia un'attività d'impresa, arte o professione deve dichiararlo entro trenta giorni a un ufficio dell'Agenzia delle Entrate, su un modello approvato dall'Agenzia stessa; è l'ufficio che, a quel punto, attribuisce il numero di partita IVA. Per le persone fisiche la dichiarazione deve contenere cognome e nome, luogo e data di nascita, codice fiscale, residenza e domicilio fiscale.

Attribuire il numero non costa nulla: non è previsto alcun pagamento per l'apertura in sé. I costi, quando ci sono, arrivano dopo e dipendono dal percorso che segui, come vedrai sotto.

Caso 1: fai una libera professione o un'attività che non richiede l'iscrizione al Registro Imprese

Consulenti, creator, sviluppatori, formatori, e in generale chi lavora in proprio senza gestire un'attività d'impresa o artigiana: per questo caso l'Agenzia delle Entrate prevede il modello AA9/12, dedicato esplicitamente a chi svolge "un'attività professionale o altra attività" che non comporta l'obbligo di iscrizione al Registro delle Imprese o al REA. Si presenta direttamente, tramite un intermediario abilitato (come un commercialista) o attraverso i servizi online dell'Agenzia.

Se sei iscritto a un albo professionale (avvocati, ingegneri, consulenti del lavoro e così via), c'è un passaggio in più che spesso si dimentica: la legge impone ai professionisti iscritti in albi istituiti con legge dello Stato di comunicare il proprio domicilio digitale (PEC) al proprio ordine o collegio, che lo pubblica in un elenco consultabile dalle pubbliche amministrazioni. Non è legato all'apertura della partita IVA in sé, ma è un adempimento che riguarda chi è iscritto a un albo fin dall'inizio dell'attività.

Caso 2: apri una ditta individuale, anche artigiana o commerciale

Se la tua attività è un'impresa (anche individuale) o un'attività artigiana, il percorso è diverso: non usi direttamente il modello AA9/12, ma la Comunicazione Unica d'Impresa. È una pratica telematica unica che assolve in un solo invio gli adempimenti verso le Camere di Commercio (con l'iscrizione al Registro delle Imprese o all'Albo delle Imprese Artigiane), l'Agenzia delle Entrate (l'attribuzione della partita IVA) e, quando previsto, INPS e INAIL.

Due cose da sapere prima di partire:

  • Serve una PEC tua, non quella di un familiare o di un collega: la legge estende l'obbligo del domicilio digitale alle imprese individuali che presentano la prima domanda di iscrizione al Registro delle Imprese o all'Albo delle Imprese Artigiane. Senza, la domanda resta sospesa finché non la integri.
  • In pratica, la Comunicazione Unica si trasmette con firma digitale, e per questo motivo la maggior parte di chi apre una ditta individuale la affida a un intermediario abilitato (commercialista, associazione di categoria, Camera di Commercio), invece di farla da solo.

Il dettaglio che decide davvero quale strada seguire

La domanda da farti non è "quanto guadagno" ma "cosa farò": se la tua attività richiede l'iscrizione al Registro delle Imprese o all'Albo delle Imprese Artigiane (è il caso tipico di chi vende prodotti, gestisce un negozio, offre un servizio artigianale), sei nel Caso 2, con la Comunicazione Unica. Se invece la tua prestazione è intellettuale o professionale e non prevede quell'iscrizione, resti nel Caso 1, con il modello AA9/12. Nei casi di confine (penso a molte attività digitali) è proprio questo il punto da chiarire prima di presentare qualsiasi modulo, perché cambia modulo, ente di riferimento e, come visto, se ti serve o no una PEC propria da subito.

Una volta aperta la partita IVA, restano le scelte che pesano di più nel tempo: codice ATECO, regime fiscale e inquadramento previdenziale. Se non li hai ancora affrontati, trovi i passaggi nella nostra guida passo passo all'apertura della partita IVA.

Un costo che non salta all'occhio: il diritto camerale

Attribuire la partita IVA è gratuito in entrambi i casi, ma non significa che i due percorsi costino lo stesso nel tempo. Chi segue il Caso 2 ed è quindi iscritto al Registro delle Imprese (o annotato nel REA) deve versare ogni anno il diritto camerale, un tributo dovuto proprio per quell'iscrizione, con importo stabilito con decreto ministeriale. Chi segue il Caso 1 e non si iscrive al Registro delle Imprese non ha questa voce. Non è una ragione per scegliere una forma piuttosto che l'altra, ma vale la pena saperlo prima di confrontare i costi "di apertura" letti online, che spesso non distinguono i due casi.

Non deciderlo a caso

La documentazione è solo il primo passo: cosa dichiari in quei moduli (il codice ATECO, il regime, la gestione INPS) determina quanto pagherai per anni. Prima di presentare qualsiasi modulo, prova il simulatore gratuito per farti un'idea dei numeri, oppure prenota una chiamata conoscitiva gratuita con un professionista per il tuo caso specifico.

Contenuto informativo, non è consulenza fiscale: verifica sempre la procedura aggiornata sui siti ufficiali e, per il tuo caso specifico, con un professionista.

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